Baustelle, Amen


A cura di Salford, Venerdi, 21 marzo 2008


No, non ci siamo dimenticati di loro, figurarsi. Il ritardo più che mensile è frutto esclusivamente del personalissimo capriccio di dedicare ai Baustelle la mia centesima recensione, e meno male.

Ero un indiano in febbraio; copricapo, arco, frecce, appostato al centro del canyon e pronto all'assalto, come tanti. Totale sviluppo sotto major, singolo poco propenso a cavalcare le mie onde ed una serie di ascolti poco stimolanti che tendevano a farmi convincere di essere di fronte ad una caricatura legata sempre di più al totem di un intellettualismo abbastanza forzato.
Mi sono consegnato ai visi pallidi.

La carovana dei Baustelle conta ufficialmente ora solo tre carrozze, ma con l'importante appoggio di Sergio Carnevale, già a scandire i tempi di Morgan, sia da solista che nei Bluvertigo, ed una Rachele Bastreghi sempre più presente come controparte di Bianconi. Francesco, quello che dal Festivalbar alla collaborazione con Irene Grandi per Bruci La Città ha tentato di provocare una paresi al naso storto dei puristi che sembra invece non saper fare altro che affermarsi e riconfermarsi colpo dopo colpo.
A conti fatti " Amen " è il perfetto riassunto del percorso culturale e musicale affrontato in quasi dieci anni dalla band di Montepulciano, spinto ulteriormente avanti. La sensualità e l'adolescenza de " Sussidiario... ", le carezze elettronico-sudamericane scippate a " La Moda del Lento ", lo sguardo dal finestrino, un po' languido un po' rancoroso che dal precedente " La Malavita " arriva fino ad oggi, come il serpente che si morde la coda, veleno su veleno. La natura umana è bassa, un' animalesca dipartita di ritorno mai finita sul pari, bestie nei gesti o bestie per convenzione poco cambia, che si rantoli muso nel fango o si salga in cattedra e Bianconi ce lo spiattella in faccia, qualora qualcuno lì fuori se ne fosse dimenticato.


Le citazioni trasversali sbattono sul bancone come gli innumerevoli bicchieri di JD del saloon, come prima più di prima, tutte da buttar giù per il gargarozzo senza farsi schifare dal primo passaggio amarognolo. Politici, attori, musicisti, personaggi più o meno pubblici o tipici, affascinanti ed affascinati burattini a briglia sciolta, snocciolati come un elenco di caduti in quella vita bombardata in nome di una paradossale morale, o bombardata semplicemente. Niente di nuovo, ma con un sapore diverso, come i quindicenni raccontati di Charlie Fa Surf, singolo deviante, nel senso che non ci si può basare solo sul suo ascolto per realizzare l'umore dell'album che sennò si sarebbe tutti a casa, ragazzi coetanei di quelli che a 40 anni si ostina a raccontare Max Pezzali, ma visti da un altro banco, compagni della ragazza protagonista de La Guerra è Finita. Altri compagni della band toscana, gli Offlaga Disco Pax, hanno fatto sbirciare i loro appunti tascabili di socialismo, è bastato un arrangiamento glam da sturbo ed un ritornello di quelli da codice penale per trasformare Il Liberismo Ha I Giorni Contati in un prevedibile inno di massa, e sia lodato Carlo U. Rossi.
Se catatonico posava l'Uomo gli anni trascorsi nel 2008 non c'è cambio di moda: " Live fast, die fast, almeno internamente, non importa se tu sia giovane o meno, e ricordati di non lasciare traccia, perché non è come credi e, no, non sei James Dean " potresti essere un dio però, se alzassi le chiappe, il tuo. Dio, così per questioni di punteggiatura l'iniziale maiuscola rende tutti felici, è un altro dei temi portanti dell'album, dal titolo non l'avreste mai detto, o quantomeno un Altro comune o personalissimo a cui tutti guardano con sentimenti diversi, nella vita c'è altro oltre l'Altro, ma non molto altro si potrebbe dire. E siamo messi male allora, perché pare tanto essere una roulette russa a caricatore pieno e non c'è Altro che ci possa salvare, se non si crede abbastanza in sè stessi, e come si potrebbe del resto, ecco che è pronto un McUomoasuaimmagine&somiglianza, quindi per la proprietà commutativa in analisi, con manie suicide, chiari crisi depressive almeno, tanto stress, senza contare ovviamente la questione delle identità multiple. Brutta storia, davvero. Che sia una spinta lo si spera, un motore borbottante verso le cose migliori ma la sensazione spesso, almeno personalmente, è che per dirla parafrasando Jacques Brel si sogni un sogno impossibile, per quanto ci si possa dannare a raggiungere la stella irragiungibile, la torre di controllo chiama, il Pianeta Terra afferra le gambe e le utopie non fanno realmente bene a nessuno. Bianconi fotografa le strade e le piazze della metropoli, provinciale trapiantato ormai da tempo a Milano, senza modificarla con programmi di grafica, nuda e cruda se vi pare, a volte trasfigurandosi in Gaber nel rock spigoloso ed orchestrale di Antropophagus che, come Baudelaire ( sottotitolo: vivete! altrimenti chi fa la pecora nera? ), termina in delirio elettronico.
Gli Spaghetti Western sono buoni, sono sixties, sono come il Lee Hazlewood al quale è dedicata Panico! che ricorda quella These Boots Are Made For Walkin' portata al successo da Nancy Sinatra e della quale è autore proprio Hazlewood morto nell'agosto del 2007, sono così buoni da dare anche il titolo al tirato glam blues figurante come una delle due ghost tracks backward. Non si capisce chi sia nel torto e chi no, e non i motivi e non i pretesti, ed è così da tanto, quindi meglio mettersi da parte ma non dopo aver combattuto, incuranti dell'invasività mediatica, della morte in diretta, un business di qualità, manzi di prima scelta, testimoniato, certificato, vissuto in Alfredo, avevo meno tre anni. La progressione filmica a firma Bastreghi accompagna suadentemente i cavalli verso l'ultimo inseguimento in Ethiopia, dove viene fuori, e non è la prima volta, la passione dei Baustelle per il poliziottesco stavolta in salsa etno con la collaborazione di Mulatu Astatke, e che si conclude con il canto di speranza, come già fatto in " La Malavita ", di Andarsene Così, troppo bagliore, troppa grazia per le mie budella ma perché no?

Del resto le verità sono tante, guai a credere in una sola, sarebbe limitante e poco saggio, riduttive le interpretazioni singole, queste sono le pallottole conficcate nel cuore degli immortali, come le canzoni di " Amen ", come le pagine de " Il Piccolo Principe " da rileggere anno dopo anno ed attingerne sempre nuove visioni.

Fine delle trasmissione. Andate in pace, e così sia.

 

Tracklist

  1. E Così Sia
  2. Colombo
  3. Charlie Fa Surf
  4. Il Liberismo Ha I Giorni Contati
  5. L'Aeroplano
  6. Baudelaire
  7. L
  8. Antropophagus
  9. Panico!
  10. Alfredo
  11. Dark Room
  12. L'uomo Del Secolo
  13. La Vita Va
  14. Ethiopia
  15. Andarsene Così

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Baustelle

Label: Warner


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